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Nel '500 le città
salentine furono munite di cinte bastionate e torri
fortificate lungo la costa sorsero castelli e
roccaforti dai puntoni terribili; nell'entroterra
molte masserie incastellate e rafforzate con difese
murarie indispensabili per resistere alle armi da
fuoco (Masserie fortificate).
L'edilizia urbana produsse grandi palazzi dalle
linee dritte e severe, mura profondissime, con
imponenti portoni catalano-durazzeschi e misurati
esterni. Le stesse caratteristiche sono presenti
anche in conventi o edifici isolati, fuori delle
mura.
Gallipoli accolse i nuovi canoni architettonici; ma
nel secolo successivo e ancor più nel '700 col
consolidarsi del potere regio i palazzi persero la
struttura prettamente difensiva e si trasformarono
in sontuose residenze. Le facciate si arricchirono
di decorazioni, i portali si aprirono su spazi
eleganti; altane, balconi, cortili e patii divennero
più luminosi e ampi, talvolta abbelliti da portici
interni.
Nel '600 e nel '700 la città ebbe un periodo di
grande calma sociale e ciò consentì lo sviluppo
delle potenzialità economiche che ne mutarono
l'assetto sociale. La sicurezza marittima convinse
molti commercianti forestieri, numerosi i
napoletani, a trasferirsi qui per meglio per meglio
curare i propri interessi. Così si modificò la
natura del potere della città, fino ad allora nelle
mani dei soli aristocratici. Questi, dalla seconda
metà del '700, dovettero cedere alla nuova classe
sociale ricca e potente che rivendicava di affermare
e mostrare il proprio prestigio. I borghesi
acquistarono palazzi e poderi e, quasi in
competizione, ampliarono e arricchirono di decori i
sobri edifici cinque-seicenteschi.
La transizione tra il '700 e l' 800 vede una società
rappresentata non più solo da aristocratici e ricchi
borghesi, ma anche da artigiani, pescatori, bottai,
ferrai, tutti favoriti dall'ascesa economica. La
consapevolezza dei ruoli creò una nuova realtà:
anche l'edilizia modesta ora tenta di recuperare lo
spazio urbano, ampliando le corti, sopraelevando,
raggiungendo un decoro urbano fino ad allora scarso
nei quartieri modesti.
Nel cuore del
Borgo antico di Gallipoli,
su Via Antonietta De Pace si apre Piazza della
Repubblica, formatasi dalla seconda metà del '500 in
poi. Sorgono sulla via i più importanti palazzi
nobiliari e di prestigio. Il primo che si incontra
sulla via è Palazzo Ravenna (che ha però l'ingresso
su via Fontò), questo palazzo fu progettato
dall'architetto gallipolino Gregorio Consiglio; i
Ravenna, cospicui commercianti di origine genovese,
vollero negli anni cinquanta dall' 800, una dimora
confacente al loro status. L'edificio è uno dei più
eleganti palazzi neoclassici, rari nel Salento. Il
raffinato portale inquadrato da slanciate colonne
doriche, leggermente strombato, immette in un sobrio
ma elegantissimo atrio dalle nitide proporzioni
greche, lontanissimo da qualsiasi tentazione barocca
o rococò; qui l'architettura è totalmente
illuminista: l'arioso cortile rivisita, con rigore e
compiutezza classiche, il colonnato dorico. Di
fronte a Palazzo Ravenna si trova la piccola Chiesa
del Carmine, riedificata nel 1837 sul sito di due
chiese più antiche. La chiesetta ha un prospetto
semplice e lineare e possiede quattro altari: quello
del Carmine, quello di Maria Addolorata, quello
dedicato all'Immacolata Concezione e infine quello
dei SS. Crispino e Crispiano. Più avanti sulla
destra si incontra il monumentale Palazzo
cinquecentesco dei Balsamo. Di immediata evidenza
sono il portale in stile catalano-durazzesco, le
cornici delle finestre e la raffinata volta a
lunetta dell'atrio d'ingresso. Nel '700 il nuovo
barone Balsamo aggiunse il prospetto sulla via
laterale e aprì nuove finestre sulla facciata
principale; nell'ampliato palazzo agli amava riunire
l'aristocrazia e l'alta borghesia della provincia.
Di fronte sorge il Palazzo del Seminario voluto nel
1752 dal vescovo Brancone e disegnato da Adriano
Preite di Copertino che, nel periodo, costruì
numerose dimore a Gallipoli. Sull'ampia facciata
sono presenti tre ordini di finestre decorate con
motivi barocchi variamente composti. Nel suo interno
possiede un refettorio ornato da stalli in noce
intagliato, ambienti ampi e luminosi, nonché
l'austera cappella che si orna di pregevoli tele di
Liborio Riccio, di Muro Leccese, allievo del
Solimena. Il seminario fu uno dei più importanti
dell'Italia meridionale e cattedra di insigni
professori e teologi; oggi, ospita il museo
diocesano.
Al Palazzo del Seminario è addossata la Torre Civica
dell'Orologio, eretta nel XVIII sec. sull'area di
una torre più antica del '500. La struttura si
articola in quattro piani: il pian terreno comprende
l'accesso, sovrastato da un grande arco decorativo a
tutto sesto; il primo piano mostra l'insegna civica
di Gallipoli mentre sul secondo è collocato
l'orologio che, prima, come si può constatare dal
grande loculo vuoto, era allogato al terzo piano,
oltre il quale si trova il campanile a vela con le
due campane che ancora battono le ore. Al
coronamento del primo e secondo piano la torre si
orna di due artistiche balaustre che le conferiscono
una sicura nota di eleganza.
In via Duomo, di fronte alla
Cattedrale di Sant' Agata, sorge il
Palazzo Pirelli: è una ristrutturazione barocca
dell'originale edificio cinquecentesco. L'ampio
portale ad arco bugnato presenta due colonne
laterali e i capitelli sorreggono la base
dell'aggraziato balcone a bifora. Inizialmente
l'ingresso principale del palazzo, di stile catalano-durazzesco, era situato in Via De Pace dove
oggi c'è una farmacia. All'angolo del palazzo su
piazza Duomo è collocata una colonna incastonata
nello spigolo a simboleggiare l'albero che, durante
la rivoluzione francese, rappresentava gli ideali di
libertà.
Proseguendo oltre la cattedrale sulla breve via
Duomo si trova la Chiesa di Santa Teresa e l'annesso
monastero delle suore Carmelitane scalze, edificata
nel 1687 e consacrato nel 1691. La chiesa è ad unica
navata e soprattutto il suo interno palesa un forte
gusto barocco dato che il prospetto è semplice e si
dota di una modesta entrata sopra la quale, in una
nicchia è allogata, la statua della Santa di Avila.
Il grande altare centrale barocco in pietra leccese
è dotato di putti, statue e colonne tortili, nonché
da una telera che rappresenta la "Sagra faglia e
Santa Teresa", sugli altari di sinistra e destra
tele di G.A. Coppola e di Antonio Verrio.
Verso la fine di Via Duomo appare Palazzo Muzio,
contraddistinto dal ricco portale barocco e dalla
serie di finestre che si ornano di parapioggia.
Sulla stessa via si può ammirare la facciata dell'ex
chiesa di Santa Maria di Costantinopoli,oggi
Istituto Superiore di Religione. Proseguendo da Via
Muzio su via C. Battisti si può ammirare il
prospetto dell'ex Conservatorio di San Luigi
Gonzaga; l'edificio possiede finestre artisticamente
incorniciate ed un ricco portale sormontato da
un'icona della Vergine. Più avanti su via Cataldi si
incontra la chiesetta dei SS. Medici dal semplice
prospetto.
Su Via Miceti si erge imponente Palazzo Fontana,
realizzato nel XVIII sec. con dovizia di decorazioni
barocche, soprattutto sui cornicioni dei balconi e
alle finestre. L'edificio che fu di proprietà della
famiglia Fontò e poi dei Doxi-Stracca, si sviluppa
in tre piani, venne rimaneggiato nel tempo e il suo
lungo balcone, dalle caratteristiche mensole,
appartiene al secolo scorso. Il palazzo possiede
inoltre un ampio scantinato che nelle epoche
trascorse ospitò un grande frantoio per la molitura
delle olive.
Di fronte a Palazzo Fontana si nota Palazzo Munittola, dal XVII sec., che allo spigolo ha
incastonata la colonna della libertà, sormontata da
uno stemma nobiliare. Essa risale all'epoca della
rivoluzione francese quando per le strade si
piantava l'albero della libertà, caduta questa
usanza non pochi signori eressero colonne, di
analogo significato, all'angolo del loro palazzo.
Palazzo Rocci, attuale sede del Comune, fu costruito
nel '700 e sul finire dell' 800 ampliato e modificato
secondo le esigenze dell'amministrazione civile, che
assai poco curò il rispetto delle originarie linee
architettoniche. A pochi passi, su via Garibaldi,
cui palazzo Rocci dà il fianco, c'è l'antico Teatro
Garibaldi del 1825, oggi in disuso. Il teatro
Garibaldi venne realizzato nel 1825, su progetto
dell'ing. Balsamo, la struttura possiede un ampio
atrio colonnato ed è decorata da cornici e stucchi
dorati.
Sempre su via Garibaldi si incontra Palazzo Romito,
ora Senape-De Pace, del 1760, di gusto barocco, che
ha però il prospetto nell'attigua via Monacelle.
Questo palazzo rappresenta una particolarità
rispetto all'architettura locale per la complessa
struttura dei portali e la composizione della
finestratura del primo ordine: qui è evidente la
forte influenza dell'architettura napoletana.
L'insieme prospettico richiama nelle proporzioni e
nei motivi il Vescovato di Lecce. Imponente è questo
edificio dal grande portale bugnato, adornato da due
colonne con capitelli corinzi, mensole e busti. La
facciata è ricca di finestre artisticamente
decorate, in particolare le tre che danno l'accesso
alla balconata che sovrasta l'ingresso. Notevole
pure è la loggia con balaustra che guarda in via
Garibaldi, ma l'interno di questo palazzo stupisce e
riporta ad altre epoche. stucchi, marmi, statue,
decorazioni e pitture illustrano gli ambienti
signorili, in ottimo stato di conservazione.
Sempre su via Garibaldi, in uno spiazzo, sorge il
Palazzo Venneri, disegnato dall'architetto G. B.
Genuino e costruito nella prima metà del '600 con un
gusto sobrio e tardo-rinascimentale. Austero è
l'ingresso, affiancato da due finestre e sovrastato
da una balconata. Una porta e due finestre al primo
piano, tre finestre al secondo, indi la cornice di
coronamento che richiama lo stile dorico. Le
finestrature si sviluppano su piedritti; il portale
centrale è sovrastato dal balcone, notevoli sono il
fregio dell'architrave e la fascia del balcone,
richiamata da quella superiore posta sotto il
cornicione.
Al termine di via Garibaldi, oltre il largo Venneri,
si imbocca via d'Ospina dove in fondo si erge,
sull'omonima via il Palazzo Tafuri,
dall'inequivocabile gusto barocco, offerto nel
prospetto dalle cornici e decorazioni in carparo che
appaiono sul portale e sulle finestre. Nonostante la
forte carica decorativa, di influenza barocca, la
facciata di questo palazzo è armonica, equilibrata
non solo per la realizzazione degli elementi
architettonici, ma anche per il felice gioco delle
luci. questo tipico palazzo aristocratico del '700 è
caratterizzato da balconate panciute in ferro che
furono create anche per esigenze di vestiario: nel
'700 infatti le gonne dei vestiti delle signore
divennero tanto ampie che si usava una specie di
larga gabbia, il guardinfante, che degradando
dall'orlo alla vita le manteneva gonfie; le
inferriate sporgenti consentivano alle dame un
comodo affaccio.
Ritornando in via De Pace, per poi svoltare in via
Sant'Angelo, ci si imbatte in un edificio sacro
unico nel suo genere, si tratta dell'Oratorio dei
Nobili, oggi restituito alla città, dopo anni di
abbandono, per ospitare parte della Biblioteca
comunale. Al piano rialzato dell'edificio si accede
per due scale incurvate. Simmetriche e parallele,
che terminano su di un'ampia loggia balconata, da
cui si accede nell'ambiente dell'ex chiesa poco più
in là; sulla destra sorge Palazzo Muzj, di cui è da
notare al pian terreno l'ingresso barocco e, al
primo piano, la serie delle finestre incorniciate da
stucchi.
Sempre in Via Sant'Angelo fa bella mostra Palazzo D'Ospina:
il portale con la finestratura, inquadrato da solide
lesene incorniciate in alto, è alleggerito dalla
decorazione a stucco alla maniera napoletana.
Ritornati su via De Pace, si trova l'edificio che
ospita attualmente il
Museo Civico e, un tempo, la
Biblioteca Comunale.
Più avanti, su via De Pace, troviamo Palazzo Granafei,
detto anche il "Palazzo del Governatore", perchè
abitato per un breve periodo dal nobile dignitario
spagnolo D'Acugna, infatti è ancora leggibile
nell'alto fascione una dedica del D'Acugna al re
Filippo IV. L'edificio realizzato nel XVI sec.,
possiede un ampio portale di stile
catalano-durazzesco, che richiama quello di palazzo
Balsamo mentre la finestratura richiama quella di
palazzo Pirelli. Di particolare interesse è
l'androne di questo palazzo che nel sotterraneo
conserva un antico frantoio ipogeo, attrezzato
ancora di presse olearie e e di una macina del XVII
sec.. Così come nelle cantine di palazzo Granafei
anche in quelle di palazzo Grassi, sull'altro fronte
della strada, sono visibili i frantoi ipogei scavati
nel carparo, recentemente recuperati ad opera
dell'Associazione Gallipoli Nostra. Visitando i
frantoi attraverso un percorso che spiega gli
antichi sistemi di lavorazione, si possono vedere le
vasche originali per la molitura e la spremitura
delle olive, il torchio, i pozzi sentinari e le
antiche stalle.
Al civico 28 di Via De Pace si incontra Palazzo Zacà,
del XVIII sec., dal prospetto sobrio ed elegante, ma
di una ricchezza straordinaria al suo interno che
conserva ambienti decorati e tanti cimeli,
soprattutto una collezione d'armi dell'età di mezzo
e del Rinascimento.
Continuando su via De Pace si incontra la Chiesa di
Santa Chiara o di San Giuseppe del 1578, nel passato
annessa al monastero delle Clarisse che in anni
recenti è stato abbattuto. La chiesa ad unica
navata, possiede un solo altare maggiore in marmo
decorato da una tela del Coppola che rappresentò "
SS. Pirto e Paolo, con San Francesco D'Assisi e
Chiara d'Assisi"; di notevole vi è pure il dipinto
del Catalano che rappresenta la "Crocefissione".
L'altare centrale è arricchito con una preziosa
decorazione lignea ad intaglio del '700.
Sul finire di via De Pace, su piazzetta De Amicis,
vi è il settecentesco Palazzo Frisulli, di pregio il
portale decorato a stucco con motivi arabescanti.
L'elegante Palazzo Pasca-Rajmondo che chiude la
prospettiva a via De Pace fa da Cardine tra le
riviere di scirocco con via dei Briganti e quella di
tramontana con Via Pasca. Del palazzo del semplice
prospetto barocco si fa notare il portale ornato di
due lesene decorate e sormontato da un lungo
balcone, ove si aprono due finestre simmetriche,
sorretto da nove artistici mensoloni.
Poco oltre il palazzo, in Via Pasca vi è la piccola
Chiesa dell'Immacolata del 1720, eretta laddove già
si era destinata la costruzione dell'oratorio del
vicino Convento dei Minori Francescani. La chiesa è
delicatamente decorata all'interno con stucchi e
fregi sull'altare centrale, le tele dell'interno
raffigurano episodi della vita di Tobia.
Ritornati in Piazza de Amicis, che è attraversata da
via De Pace che qui termina, si fa ammirare la
Chiesa di San Giuseppe "grande", così detta dai
gallipolini per distinguerla da quella di via Zacheo,
dedicata sì allo stesso santo, ma detta di San
Giuseppe "piccinnu", ossia piccolo, ovviamente per
le dimensioni del tempio. La Chiesa di San Giuseppe
Grande possiede un grazioso portale rinascimentale,
il prospetto è quasi insignificante, ma il suo
interno sorprende per la ricchezza delle decorazioni
barocche e per l'artistico coro ligneo, del 1628,
magistralmente intagliato. La chiesa appartiene alla
Confraternita dei Falegnami.
Lasciando Piazza de Amicis e svoltando a sinistra si
percorre via Catalano e poi via dell'Ospedale
vecchio dove sorge il vetusto Palazzo De Bernart
che, nonostante il degrado, ancora lascia
intravedere le linee architettoniche del
Rinascimento. Più avanti si giunge in via Spagna,
qui sorge l'omonimo Palazzo Spagna, imponente e balconato artisticamente, dotato di un bel portale
decorato da due lesene cilindriche, sormontate da
capitelli che sorreggono la trabeazione ornata
ornata alla maniera dorica con triglifi e metope. Al
centro del portale
l'insegna gentilizia della
famiglia Spagna e, sopra, un balcone.
Sempre su via Spagna troviamo Palazzo Pizzarro; quel
che si vede è il risultato di una serie di continui
rimaneggiamenti lungo quattro secoli. Il portale è
rinascimentale e ne conserva l'austera forma
durazzesca con le colonne doriche bugnate.
Tornando indietro fino a piazza De Amicis e
oltrepassandola si trova via Briganti, che termina
sulla riviera Diaz, su questa via sorge Palazzo
Briganti, costruito ad angolo retto; l'edificio ha
due facciate, entrambe semplici e armoniose, e venne
realizzato tra il '500 e il '700. La facciata
frontale è quella più antica, mentre quella laterale
è del XVIII sec.. La struttura ha un' appendice in
via Angeli, da cui si accede nel frantoio
sotterraneo che lavorò a pieno ritmo sino agli inizi
del secolo scorso. Qui ancora, si trovano attrezzi
per la molitura delle olive, tra i quali una macina
e un torchio.
CHIESE E PALAZZI SULLE RIVIERE |