|
Gallipoli si adagia nello Jonio, mare dalle acque
cristalline, vetuste di storia, ove fiorirono
Messapia e Magna Grecia e dove dei ed eroi hanno
lasciato memoria indelebile delle loro epopee.
Sullo stemma di Gallipoli campeggiano il gallo
coronato e la legenda Fideliter excubat (fedelmente
sorveglia). Questo fiero pennuto, secondo una mitica
tradizione,avrebbe fregiato lo scudo di Idomeneo,
l'eroe cretese che combatté a Troia ma, ritornato a
casa, si trovò sostituito negli affetti e sul trono.
Egli, come Ulisse, errò per il mare, e nel grande
Mediterraneo si associò ad altri disperati finché
non approdò nel Salento dove avrebbe fondato Lecce e
Gallipoli. Ma gli storici e i cronisti delle patrie
memorie attribuiscono le origini della "città bella"
a padri diversi.
Plinio tramanda un testo sibillino e controverso che
ha indotto non pochi a dedurre che nel luogo si
sarebbero addirittura insediati i Galli Senoni;
altri, volendo leggere più correttamente la notizia
dello storico romano, attribuiscono ai Salentini
(quindi ai Messapi o alle genti di Idomeneo) la
nascita di Gallipoli, che un tempo si sarebbe
chiamata Anxa, probabilmente, dopo, Alentium e,
infine, Calepolis (città bella) o Calopolis (città
nuova).
C'è chi ha voluto la città fondata dai Siciliani nel
IV sec. a.C.; altri sostengono che il sito avrebbe
assunto l'attuale denominazione ad opera di Idomeneo.
Sin dalle origini la città sorse all'estremità di
una penisoletta-promontorio che, per ragioni di
difesa, si ridusse ad isola, già nel IX sec. d.C.
collegata da un ponte alla terraferma, ove dal 1860
si iniziò a costruire il "Borgo", con strade larghe
e criteri moderni.
Potente e temuta nell'età magno-greca, Gallipoli
sottopose un vasto territorio circostante. La città,
alleata di Taranto e Pirro, nel 256 a.C. si scontrò
con Roma, ma le legioni romane furono vittoriose e
sottomisero il Salento, e Gallipoli, perduta la sua
indipendenza, divenne "statio militum" della XII
legione, poi acquistò la dignità di "municipium",
privilegio che mantenne fino al 476 d.C. anno in cui
passò all'Impero Romano d'Oriente.
Alle soglie del Medioevo, Gallipoli, fu devastata
dai Vandali nel 428, poi dai Goti di Totila nel 542.
La città di Gallipoli venne ricostruita dai
Bizantini che la fortificarono e ne fecero, con
Otranto, una sicura testa di ponte per i traffici
civili e militari tra le due sponde adriatiche.
Sede vescovile sin dal 551, appartenne dapprima alla
chiesa di Roma, dalla fine del IX sec. alla seconda
metà del XIV sec. obbedì a Bisanzio e il suo
territorio divenne teatro delle lotte iconoclaste (VIII-IX
sec.) e degli insediamenti del monachesimo greco di
cui resta la memoria di ventuno centri tra cenobi,
laure e cripte su una superficie territoriale di 89
kmq. Famosa è la storia dell'Abbazia di San Mauro,
fervido centro di cultura e di spiritualità, i cui
ruderi ancora oggi si scorgono in cima alla serra
che da ponente guarda la città.
Nel 781 pare che i Franchi di Pipino ampliarono la
città e si tramanda, pure, che al tempo di Carlo
Magno abbia abbandonato il nome di Callipoli per
Gallipoli e che abbia assunto l'attuale insegna
civica.
Dal 915 al 945 Gallipoli soffrì per il crudele
dominio saraceno. Nel 1071, dopo una strenua lotta e
resistenza, cadde in possesso dei Normanni di
Roberto il Guiscardo.
Dopo tante guerre e tante devastazioni, la città
prosperò sotto il governo degli uomini del nord, che
la ricostruirono, la fortificarono nuovamente e la
resero potente sul mare. Ma la pace non durò a
lungo, nel 1184 l'imperatore Federico Barbarossa,
dopo sette anni di assedio, rase al suolo Gallipoli
rea di aver parteggiato per il papa che lo aveva
scomunicato. Il nipote del Barbarossa, Federico II,
che per parte di madre ereditò il regno normanno,
risollevò le sorti di Gallipoli assegnandole grazie
e favori, munendola di possenti mura e del castello,
ma se da una parte concesse alla città l'autonomia
municipale, dall'altra la legò al suo capriccio e
alla sua tirannia. I gallipolini anelavano di
scrollarsi di dosso la tirannia dello svevo tanto
che alla morte di Federico II, istigati dal papa
Innocenzo IV, insorsero contro la casata di
Hohenstaufen, avendone però la peggio, vennero,
infatti, sconfitti, nel 1256, da Manfredi, figlio
del defunto imperatore. Dichiarata nuovamente la
fedeltà alla casata sveva, Gallipoli si oppose agli
Angioini, i quali una volta impossessatisi del regno
meridionale, si vendicarono. La città subì dapprima
un severo dominio e furono inalberate le insegne
della casa D'Aragona, e poi subì la terribile
vendetta di re Carlo I D'Angiò, che nel 1281 rase al
suolo la città massacrando gli abitanti e
disperdendone i superstiti che trovarono scampo a
Sannnicola, Alezio, Casarano e in altre località
limitrofe. Carlo II D'Angiò come il padre non si
curò delle sorti di Gallipoli, fu poi il figlio
terzogenito di quest'ultimo, Filippo, che regnò con
pace e magnanimità e richiamò i gallipolini raminghi
allo scopo di ricostruire e abitare la città, di cui
restavano solo rovine.
Nel 1342 sul trono di Napoli saliva Giovanna I,
figlia di Carlo duca di Calabria e primogenito del
re Roberto D'Angiò, costei alleviò la miseria dei
gallipolini ripristinando gli antichi privilegi e
sospendendo le imposizioni annuali. Fu in questo
periodo che Gallipoli iniziò a riprendersi, cresceva
il numero delle case e dei suoi abitanti ed ebbe
circa un ventennio di relativa tranquillità. Fu in
questo periodo che fu costruita la cattedrale e il
convento dei Padri Francescani.
La città, che fu demaniale, ebbe conferma dei vecchi
privilegi da Carlo III D'Angiò, salito al trono nel
1382 e ne ottenne di nuovi nel 1385. Alla prematura
morte di Carlo III, poichè l'erede Ladislao era di
pochi mesi, Gallipoli fu concessa a Ramoindello Del
Balzo Orsini, principe di Taranto. Alla morte di
Raimodello Del Balzo Orsini, Gallipoli ritornò a
Ladislao che manifestò la sua riconoscenza alla
città che gli fu sempre fedele accordando altri
privilegi e favori (1402). Gallipoli fu fedele anche
a Giovanna II, tant'è che i suoi abitanti sventarono
una congiura ordita contro la sovrana dal comandante
militare della città. La regina fu riconoscente e
donò la città a Giovanni Antonio del Balzo Orsini il
quale, però, congiurò contro la regina alleandosi
con Alfonso D'Aragona, sicchè le armate regie misero
a ferro e a fuoco il principato di Taranto e
Gallipoli che nel 1427 subì le offese del generale
Giacomo Caldarola.
Da questo momento inizia una lunga
fedeltà della città alla casa D'Aragona; Gallipoli
resistette agli Angioini fino al 1442, anno in cui
cessarono le ostilità. Gli anni che seguirono pur
rivi di guerre furono funesti per calamità naturali:
terremoti, nevi copiose (1457), carestia cagionata
dalla voracità dei bruchi (1458).
Nel 1463 Gallipoli tornò alla Corona, essendosi
estinta la discendenza dei principi di Taranto, e re
Ferdinando concesse molti privilegi e grazie alla
città.
I forti contrasti tra il regno aragonese e Venezia
portarono quest'ultima ad aizzare contro gli
aragonesi addirittura il Sultano Maometto II, le
armate del quale nel 1480 compirono il massacro di
Otranto. In questa circostanza Gallipoli venne
ulteriormente fortificata. Cacciati i Turchi dalla
Terra d'Otranto, Ferdinando pensò di vendicarsi,
sicchè scoppiò il conflitto con Venezia che nel
maggio del 1484 assediò Gallipoli con la sua flotta.
In tre giorni Venezia prese la città che subì
terribili atrocità, incendi e saccheggiamenti.
L'occupazione veneziana durò quattro
mesi, furono
giorni di indicibili sofferenze e schiavitù per i
gallipolini. A settembre del 1484 Gallipoli fu
liberata e ad ottobre il sovrano Ferdinando concesse
nuove grazie e privilegi alla città; privilegi e
favori che continuarono anche quando alla morte di
Ferdinando gli succedette il figlio Alfonso II.
Qualche anno di pace, poi fu di nuovo guerra tra
Francia e Spagna per il possesso del regno di
Napoli. L'accordo segreto stipulato a Granada nel
1500 tra Spagna e Francia, per cui i transalpini
avrebbero attaccato il regno partenopeo e gli
ispanici avrebbero finto di recare soccorso, fece
cadere in trappola Federico III D'Aragona che,
accortosi dell'inganno, preferì cedere i suoi
diritti e privilegi a Luigi XII di Francia. Fu così
che dopo 65 anni, si spegneva la dinastia aragonese
del regno di Napoli. L'accordo tra Spagna e Francia
fu di breve durata, un'aspra guerra per il possesso
del Tavoliere delle Puglie, portò alla sconfitta dei
francesi da parte delle armate spagnole che nel 1504
con la pace di Blois ripresero il regno di Napoli.
Durante questo periodo Gallipoli fu coinvolta dagli
avvenimenti: nel 1501 resistette agli spagnoli e poi
ai francesi, che nel 1528 subirono una grossa
sconfitta proprio ad opera dei gallipolini che
ottennero come ricompensa la terra di Parabita che
conservarono fino al 1533.
Il pericolo turco continuava a funestare la Terra
d'Otranto, sicchè il vicerè spagnolo Don Pedro de
Toledo, che governava il regno di Napoli, ordinò la
fortificazione di molti siti, vennero costruite
torri costiere e riedificate opere di difesa tra cui
il castello di Gallipoli.
Nel 1540 furono espulsi gli ebrei dal regno di
Napoli e quindi anche da Gallipoli, qui gli ebrei si
erano stabiliti sin dal
XIII sec., qui rimane la memoria della loro dimora
nel quartiere da secoli denominato "giudecca".
Nel 1562, nella rada
di San Giovanni presso Ugento, Gallipoli con le sue
navi ebbe uno scontro con due fuste maomettane che
ebbero la peggio. Nell'ottobre del 1594 una potente
flotta turca veleggiò davanti a Gallipoli, ma le
artiglierie della città impedirono lo sbarco ai
nemici.
Tra il 1665 e il 1700 in più occasioni Gallipoli
contribuì con denaro ai bisogni dello stato e per
sostenere le varie guerre.
Nel 1731 Carlo di Borbone, per diritto ereditario si
impossessò del regno di Napoli, inaugurando una
dinastia che sarebbe stata spodestata solo con le
vicende dell'Unità d'Italia. Il regno di Carlo di
Borbone fu sicuramente il periodo più florido per la
città di Gallipoli, che con i suoi trappeti e con i
suoi traffici raggiunse alti livelli di prosperità,
essendo divenuta l'emporio degli oli e per la
presenza dei suoi agenti in tanti mercati europei.
Nella seconda metà del XVIII sec. avvenne un fatto
straordinario nella città di Gallipoli, in
quell'anno i civili ossia, la borghesia, pretesero
ed ottennero di essere rappresentati nel governo
civico, che fino ad allora era rappresentato
soltanto dai nobili e dal popolo. Una nuova classe
di proprietari, imprenditori e professionisti aveva
assunto coscienza del proprio ruolo, ed entrò nel
governo della città.
Con lo scoppio della rivoluzione francese le cose
cambiarono radicalmente, Napoleone scese in Italia e
le idee di libertà e di uguaglianza si diffondevano
rapidamente. Nel 1799 venne proclamata la Repubblica
Partenopea. Durante il periodo della dominazione
francese (1806-1815) a Gallipoli si registrò il
tracollo della fiorente attività economica che tanta
prosperità aveva portato al tempo di re Carlo III.
Gli inglesi posero il blocco economico, ogni
attività si fermò, molte famiglie agiate piombarono
in miseria e anche l'entroterra agricolo soffrì
anche il porto perse d'importanza. Tramontava così
il periodo aureo della città di Gallipoli, gelosa di
tanti privilegi tra cui la franchigia piena di
pagamenti fiscali ordinari e straordinari. Gallipoli
aveva il privilegio che gli impiegati della
dogana
dovevano essere scelti tra i suoi cittadini; questo
privilegio era antico, e fu confermato
dall'imperatore Carlo V nel 1518. La città godeva e
dava franchigia alle compravendite nei giorni di
martedì e venerdì, e ciò restò in vigore fino al
1806, allorché entrò in vigore il codice francese.
In quella data Gallipoli cessò di esercitare la
prerogativa di fissare il prezzo dell'olio della
provincia, di cui pure teneva il consolato di
commercio per gli affari contenziosi. Fu abolita la
corte bagliva, cessò di esistere l'antica regia
corte trebellianica, la quale giudicava sulle
questioni inerenti la quarta parte che all'erede era
concesso trattenere nella restituzione delle
fideiussioni universali.
Nella prima metà dell'800 nella penisola italiana si
anelava l'unità, ci si voleva liberare delle
monarchie tiranniche e
reazionarie, sicché vi furono sommosse anche nel
regno napoletano, erano sorte società segrete che
congiuravano contro i Borbone; anche Gallipoli ebbe
la sua Vendita carbonara, che si denominò "L'asilo
dell'onestà".
A Gallipoli nel 1848, il consesso decurionale si
organizzò in Comitato rivoluzionario, strettamente
collegato con l'assemblea provinciale già
costituitasi in Lecce, di cui era presidente il
gallipolino Bonaventura Mazzarella.
Purtroppo ai liberali mancò l'organizzazione, sicché
fu facile alla polizia scoprirli a arrestarli; tanti
cittadini di Gallipoli
subirono il carcere, altri dovettero darsi alla
latitanza e all'esilio. Vennero le guerre di
indipendenza, vi fu l'impresa
garibaldina che fu
salutata con tanto entusiasmo a Gallipoli, ove il 7
settembre 1860 sbarcò il maggiore Garcea,
garibaldino, con altre camicie rosse, il quale
proclamò la "caduta dei Borbone" e il nuovo Governo
d'Italia con
Vittorio Emanuele". Non tutti però furono contenti
della caduta dei Borbone; in Terra d'Otranto, come
in altre parti
dell'ex regno napoletano, vi furono movimenti
reazionari, fomentati da alcuni ambienti
ecclesiastici. A Gallipoli un
contegno di ostilità e diffidenza, venne
tenuto dal vescovo, poi vi era il problema degli
sbandati e il fenomeno dei renitenti alla leva. E
proprio per questioni riguardanti il reclutamento
sotto la bandiera italiana scoppiò a Gallipoli, il
24 novembre 1861, una sommossa da
parte di un centinaio di popolani, pescatori e
scaricatori di porto, i quali contestavano
l'arruolamento del nuovo esercito.
Di li a qualche anno gli animi si erano placati,
anche Gallipoli si integrò al nuovo Stato Italiano,
e le sue vicende si omologarono a quelle più vaste
della provincia, della regione, del meridione e del
Paese. |