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La Cattedrale di
Sant'Agata, situata al centro dell'isola quindi nel
cuore del
Borgo antico, si innalza
sulla stretta via Duomo e dà il fianco alla via
Antonietta De Pace, la strada maestra, che congiunge
direttamente la chiesa al castello.
La chiesa risale al 1726, allorchè furono portati a
compimento i lavori progettati da Giovan Bernardino
Genuino, ma la sua costruzione iniziò nel 1628, tre
anni dopo l'abbattimento dell'antica chiesa del'XI
secolo, dedicata a San Giovanni Crisostomo e,
probalbilmente, sull'area di una più antica moschea.
La facciata di questa chiesa, intitolata sin dal
1126 a Sant'Agata, patrona di Gallipoli, è realizzata
in carparo ed è opera del leccese Giuseppe Zimbalo,
uno dei grandi maestri del barocco leccese, che qui,
ancora una volta, ebbe modo di esprimere il trionfo
del barocco. Questo prospetto, terminato nel 1696,
si sviluppa in due ordini: il primo disegnato prima
del 1629 dall'architetto Giovan Bernardino Genuino
appare severo e rigoroso nelle linee doriche delle
colonne e nella trabeazione; il secondo, disegnato
sicuramente dopo il 1650, denuncia l'influenza
stilistica dell'architetto Giuseppe Zimbalo.
Nel primo ordine le lesene scompartiscono lo spazio
entro il quale si aprono tre portali, di cui il
maggiore è sormontato dalla statua di Sant'Agata, ai
lati del portale maggiore, in apposite nicchie, a
sinistra la statua di San Fausto, a destra quella di
San Sebastiano compatroni della città. Fra le metope
classiche è inserita una balaustra che riproduce i
rilievi del colonnato lungo l'intera facciata, sui
due portali laterali appare una finestra quadrata,
artisticamente incorniciata.
Il colonnato dorico del secondo ordine si sviluppa
in più esili e leggere colonne, sempre scanalate, ma
dal capitello ionico. Anche qui si ripropone lo
schema salentino della struttura
tardo-rinascimentale, sicchè sulla struttura
strettamente statica della parte inferiore vengono
poste sovrastrutture squisitamente ornamentali, con
una decorazione più ricca ed elaborata, costituita
da volute, figure antropomorfiche e fitomorfiche.
Alle statue dell'ordine inferiore sono sovrapposte
quelle di anta Teresa D'Avila e Santa Marina.
All'interno dei pinnacoli estremi laterali sono
posti i busti a tutto tondo di San Giovanni Crisostomo e di Sant'Agostino.
L'interno della cattedrale appare più equilibrato
rispetto all'esuberanza della decorazione barocca
della facciata. La chiesa, a croce latina è
suddivisa in tre navate da dodici colonne doriche
realizzate in carparo scandite da archi a tutto
sesto che sorreggono il bellissimo architrave che
percorre la chiesa lungo il
perimetro; il cornicione
sostiene l'attico su cui si aprono gli ampi
finestroni, intervallati dalle tele, la magistrale
tettoia è decorata con le tele di Nicola
Malinconico.
Le navate laterali sostengono le volte a crociera,
festonate e ingentilite da motivi floreali e
rosette; accolgono quattro cappelle per lato con
magnifici altari. Nel transetto le volte più alte
rispetto a quelle delle navate laterali, creano un
movimento di luci che si conclude al centro della
volta centrale con la grande tela quadrata del
Malinconico. Nell'abside si trovano l'altare
maggiore e la cattedra vescovile, inserita nel
magnifico coro realizzato in noce, con cinquantuno
stalli magistralmente scolpiti dallo svizzero
Giorgio Aver.
La chiesa possiede tredici altari, sei nella navata
destra, il maggiore, e altri sei nella navata
sinistra. Gli altari della navata destra sono: dell'Incoronata,
dell'Assunta, delle Anime del Purgatorio,
dell'Immacolata, di San Sebastiano protettore di
Gallipoli, e del SS. Sacramento.
Gli altari della
navata sinistra, sempre partendo dall'ingresso sono:
di Sant'Isidoro Agricola, di San Francesco di Paola,
dei Magi, della Madonna delle Grazie, di Sant'Agata
e, infine della Madonna del Soccorso. L'altare
maggiore, opera del bergamasco Cosimo Fanzago,
proveniente da Napoli, in marmi policromi è un pezzo
straordinario di arte settecentesca; l'opera
destinata originariamente alla Cappella dei
Filomarini nella chiesa dei SS. Apostoli a Napoli,
fu acquistata dal Vescovo dalla sua stessa famiglia
per un ingente somma e qui collocato. E' un
capolavoro su cui soffermarsi: intarsi con pietre
dure colorate, madreperle, lapislazzuli disegnano
fiori, angeli, farfalle, ghirlande in un brillante
intreccio; benchè non si distacchi dai moduli
settecenteschi rivela un'armonia compositiva e
cromatica di grande efficacia.
La cattedrale possiede opere pittoriche di grande
prestigio, fanno parte della quadreria della chiesa:
Tele del Coro: sulla parete di fondo è raffigurato
il "Sepolcro di Sant'Agata"; sulla sinistra la
"Piscina Probatica" che narra l'episodio evangelico
della guarigione del paralitico; sulla destra è
raffigurato l'"Ingresso di Gesù a Gerusalemme",
questi dipinti furono realizzati da Nicola
Malinconico. Sulla cupola del coro è posto il
medaglione con l' "Eterno Padre fra gli Angeli", le
faccette della crociera presentano scene del Vecchio
Testamento.
Tele dell'Abside: l'"Adorazione dei vegliardi",
"Mosè che percuote la roccia", il "Sacrificio di
Isacco", "Scene di combattimento", tutti episodi del
Vecchio Testamento.
Nei semilunotti sulla facciata dell'arcata absidale
sono illustrati la "Consegna di Sant'Agata alla
cortigiana Afrodisia", "Agata nel carcere", il
"Supplizio di Sant' Agata" e, a seguire, "San Pietro
che medica la Santa". Conclude la storia il
"Martirio sulla brace ardente con la marte di
Sant'Agata" e "La morte di Sant'Agata e il
terremoto".
La grande tela quadrata della cupola compone la
vicenda del "Martirio di Sant'Agata": sono
raffigurati con maestria cromatica gruppi e
personaggi in un arioso movimento.
Sulle pareti dell'attico, tra i finestroni, è
illustrata la leggenda locale del ritrovamento della
mammella amputata di Sant'Agata. Il racconto si
svolge su dieci tele che rappresentano gli eventi
prodigiosi che si svolsero nell'agosto del 1126: le
sacre reliquie sarebbero state trafugate a
Costantinopoli e trasportate in barca verso
l'Italia, infatti la seconda scena descrive il dono
di una mammella della Santa alla città di Catania
ove essa è tutt'oggi venerata. Le scene successive
narrano le vicissitudini che portarono la santa
reliquia a Gallipoli; e proprio dopo il
ritrovamento, sul lido della città, del seno reciso
della martire catanese che sorse a Gallipoli il
culto della Santa. Nella cattedrale si conserva come
venerata reliquia il seno di Sant'Agata, se pur in
parte, poichè la porzione superiore, trafugata in un
tempo imprecisato, si trova nella chiesa di Santa Cetrina d'Alessandria a Galatina. Fu il Vescovo
Filomarini, nell'abbellimento e rinnovamento del
duomo
a volere che fosse raccontata ai fedeli la storia
della Santa tanto venerata.
Il soffitto è un cielo appeso totalmente decorato
con inseriti tre medaglioni; il primo entrando
raffigura la "Visita di San Pietro alla Santa in
carcere" (detto della "Medicazione"). Il medaglione
centrale mostra l'apoteosi della Santa; l'opera è di
"maniera" ma di grande pregio. L'ultimo medaglione,
più movimentato e brillante, descrive il "Miracolo
di Sant'Agata che ferma l'eruzione dell'Etna col
velo".
Sulla parete di fondo sul portone centrale vi è la
telera con "La cacciata dei profanatori del tempio".
Tutte le pitture fin qui descritte sono tutte opere
di Nicola Malinconico.
Nel transetto sono invece di Giovanni Andrea Coppola
le tele della SS. Trinità sulla porta della
sagrestia e sul lato opposto a destra dell'altare
del SS. Sacramento, il San Giorgio. Le tele più in
alto che rappresentano alcune delle Virtù sono di
autore sconosciuto.
Nel 1721, alla morte del pittore Nicola Malinconico
il Vescovo Filomarini chiamò il figlio Carlo per
completare l'opera. A questi sono dovute le tele
dell'"Annunziata", sulla porta del cappellone e la
"Visitazione" al suo interno. Nella sacrestia,
entrando sulla sinistra troviamo, "S. Eligio e S.
Menna", vescovo africano, lo si nota dal colore
delle mani, è attribuito al Catalano.
NAVATA SINISTRA DALLA PORTA DALLA PORTA MAGGIORE
VERSO L'ALTARE CENTRALE:
1) Altare di Sant'Isidoro Agricola; la tela che
descrive il miracolo del Santo mentre fa scaturire
l'acqua dalla roccia è di autore finora ignoto.
L'altare è stato sepolcro di cittadini insigni di
Gallipoli.
2) Altare di San Francesco di Paola, con il Santo
che scaccia il maligno da un indemoniato (1653), è
opera di G.A. Coppola.
3) Altare dei Magi, (1652): con l'adorazione e al
centro la vergine Maria, opera di G.A. Coppola.
4) Altare della Madonna delle Grazie; è raffigurata
la Madonna con ai suoi piedi San Giovanni Battista e
Sant'Andrea. La tela, anteriore al 1626, è
considerata il capolavoro di G. Domenico Catalano.
A completare questo magnifico prospetto, a cornice
della Madonna in Gloria, sono applicati undici
preziosi quadretti commissionati al Coppola con
episodi della vita della Madonna e il e il martirio
dei due Santi.
TRANSETTO SINISTRO:
5) L'altare, cinto da una balaustra marmorea
policroma, sontuoso nella sua prospettiva
architettonica è dedicato a Sant'Agata. La telera di
G.A. Coppola (1650) narra il martirio della Santa;
l'altare regge quattro colonne corinzie dagli alti
pulvini che portano un frontone con una sottostante
cornicetta, così da formare un piccolo timpano,
quasi una cappella entro la chiesa.
6) La tela sull'altare dedicato alla Madonna del
Soccorso è di autore ignoto; le pitture laterali
sono invece di N. Malinconico.
TRANSETTO DESTRO:
7) Altare del SS. Sacramento: la tela di F. Giordano
raffigura il trionfo dell'eucarestia con San
Giovanni Nepumoceno e San Tommaso d'Aquino.
8) Altare di San Sebastiano, compatrono di
Gallipoli: la tela di N. Malinconico rappresenta il
martirio del Santo.
9) Altare dell'Immacolata Concezione, l'unico in
pietra leccese, è tipicamente barocco con le colonne
tortili e le decorazioni tipiche di questo stile, la
tela è del cappuccino Facis.
10) Altare delle Anime del Purgatorio, l'opera
commissionata a G.A. Coppola nel 1642 descrive la
rappresentazione dei tre stadi della purificazione.
11) Altare dell'Assunta, col quadro di G.A. Coppola
(1650): raffigura gli apostoli e la Maddalena al
sepolcro vuoto di Cristo.
12) Altare del'Incoronata, è un'opera incompiuta di
G.A.Coppola, completata da altro pittore. |