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Il castello di
Gallipoli incorpora fortificazioni di epoche
diverse: romana, bizantina, normanna e angioina. Gli
aragonesi riedificarono quel che restava del
castello angioino aggiungendo nuove fortificazioni;
esso rappresenta uno dei più riusciti esempi di
castello fortificato per l'originalità che fonde
insieme il torrione e puntone.
Oggi il castello si colloca all'ingresso del
Borgo antico in corrispondenza del raccordo con la
terraferma; un tempo invece la struttura fortificata
aveva completa autonomia dal territorio
circostante. Lambito dal mare in tutti i suoi lati,
il castello aveva l'ingresso orientato verso la
città antica, ossia verso l'isola alla quale si
congiungeva mediante un ponte levatoio.
La fortezza, di forma quadrilatera, è rafforzata da
quattro torri in corrispondenza degli angoli. In
epoca angioina uno dei torrioni assunse un profilo
poligonale, coronato da merloni. Le altre torri a
base scarpata, sono avvolte da un cordone
marcapiano, a circa metà della loro altezza, e alla
sommità sono ornate da archetti.
Il castello, che per secoli è stato baluardo e
rifugio dei gallipolini, ha subìto nel tempo varie
modifiche, aggiunte e ristrutturazioni, di cui la
più importante si deve all'architetto senese
Francesco di Giorgio Martini, consulente militare
della corte aragonese, il quale ne curò
l'ammodernamento fra la fine del XV secolo e i primi
anni del XVI secolo, progettando i torrioni
circolari e separandolo completamente dalla città
con profondi fossati.
Al 1522 risale la costruzione del Rivellino, che dal
mare si incunea verso la terraferma, costituendo
così la punta più avanzata della città. Suggestiva
la sua forma circolare nella parte terminale, quasi
usbergo a protezione della città. Questo fortilizio
staccato dal castello, consentiva la protezione
dall'esterno delle difese e il controllo a vista del
tratto delle mura e del ponte levatoio e, quindi,
dell'accesso alla città fortificata. Le mura alte, a
piombo sul mare, proteggevano la maggior parte
dell'isola.
Il castello si adeguò nel tempo alle necessità
difensive, sicché venne ulteriormente munito. Tra il
1616 e il 1623 il Torrione della Campana (crollato
nel 1755) e il Torrione di vedetta furono
sopraelevati e adattati a casematte; nello stesso
periodo il Rivellino venne distaccato dal Castello
vero e proprio. Alcuni anni dopo tra il 1667 e il
1668, sulla cortina orientale si costruisce il muro
di controscarpa, si praticano nuove cannoniere, si
bastiona il torrione di nord-est.
Nel 1879 il Castello, divenuto ormai demanio dello
Stato, ospita uffici pubblici; oggi è in buona parte
visitabile e si resta sbalorditi dalle grandi sale
con volte a botte e a crociera, da
cunicoli,
camminamenti ed altre opere dell'architettura
militare fiorita nelle epoche in cui ci si affidava
a torri a castelli per salvare la propria vita e la
propria città.
Le Fortificazioni - La cinta bastionata:
Per la sua posizione geografica, per il ruolo
politico-militare Gallipoli ha dovuto munirsi di
fortificazioni. Nell'età di mezzo accrebbe per la
città, la necessità di fortificarsi, sicchè i
Bizantini, i Normanni e gli Svevi realizzarono opere
di ingegneria militare, fino a giungere al periodo
aragonese che produsse l'imponente cinta delle mura
bastionate, capaci di far fronte agli attacchi delle
armi da fuoco.
Tutto il borgo antico, e quindi l'isola, è racchiuso
da queste mura, rese sicure da dodici superbe
fortificazioni tra bastioni, torri e fortini.
Con legge del 21 agosto 1862 n. 793, le Camere
autorizzarono il Governo ad alienare i beni
demaniali che non erano destinali ad uso pubblico o
richiesti per pubblici servizi e pertanto, in
dipendenza di tali disposizioni legislative, furono
poste in vendita le mura di cinta della città di
Gallipoli e quindi le fortificazioni, ad esclusione
del Castello. Ed ecco che, finalmente, il 1° aprile
del 1879, in Gallipoli, in una delle sale del
Palazzo Comunale, con rogito del Notaio di Gallipoli
Domenico Mazzarella ed alla presenza dei testimoni
Gregorio Consiglio e Nicola Senape, la città di
Gallipoli, rappresentata dal Sindaco pro tempore
Michele Perrin, e l'Amministrazione Demaniale,
rappresentata dal Ricevitore del Registro Achille
Ferrari, stipularono l'atto di compravendita della
cinta bastionata per il prezzo di L. 1.500. Dalla
lettura del rogito notarile risultano essere stati
trasferiti alla città di Gallipoli i seguenti
fabbricati:
1) Il Torrione trapezoidale posto nei pressi della
Chiesa di San Francesco di Paola. Questo torrione
nei tempi passati era chiamato " Torre del Serpente,
ma, dopo la costruzione nei suoi pressi della Chiesa
di San Francesco di Paola, con l'annesso convento
dei Padri Paolottì, gli fu mutato il nome e fu
chiamato " Torre di San Francesco di Paola " come
ancora oggi si noma. La sua funzione, come afferma
il Vernole, fu sempre secondaria e fungeva da "
vedetta e fiancheggiamento al fortino di San
Giorgio, perché quel sito era inadatto agli attacchi
". Di
questo Torrione oggi resta solo la rampa di
discesa alla bancina del porto.
2) Il Fortino di San Giorgio, la cui denominazione
deriva da una antica chiesetta, dedicata al Santo,
esistente in quel luogo, ora distrutta. Rappresentò
nel passato una delle più importanti postazioni
difensive della città. Di remotissima costruzione,
il torrione, di forma circolare, si affaccia sul
nuovo porto e domina vasta parte del golfo di
Gallipoli.
3) Il Fortino di San Benedetto, anch'esso di forma
circolare ed importante caposaldo per la difesa
della città.
4) Il Torrione di San Guglielmo, detto anche delle
Ghizzene o della Purità, situato nei pressi della
Chiesa della Madonna della Purità. Questo torrione
ha origini remotissime e nei secoli passati ebbe
un'importanza notevole.
5) Il Forte di San Francesco d'Assisi, il più
importante della cinta bastionata, situato di fronte
all'antichissima
Chiesa di San Francesco d'Assisi
con l'annesso convento. Costruito in epoche
remotissime, fu, nei secoli passati, molte volte
restaurato, in quanto, per la sua posizione, era
soggetto a tutte le intemperie atmosferiche e
marine. Nel 1684, oltre ad essere restaurato, fu
anche ampliato e per la sua maestosità gli furono
apposte le armi della Casa Regnate ed all'interno fu
installata una statua raffigurante San Fausto, uno
dei protettori della città.
6) La Torre del Ceraro o della Madonna degli Angeli,
nei pressi del tempio omonimo, di forma pentagonale,
così chiamata perché nel 1755 era frequentata da
coloro che lavoravano la cera. In passato era anche
chiamata "Torre del Governatore" o "Giardino del
Governatore", in quanto fu abbellita con piante e
fiori a mò di giardino dal Governatore D. Antonio
Siropoli.
7) Il Baluardo di San Domenico o del Rosario,
anch'esso di forma pentagonale, così chiamato per la
vicina Chiesa di San Domenico o del Rosario con
l'annesso convento dei Domenicani. Il
Ravenna ci
fa sapere che anticamente era chiamato " Baluardo di
Santa Maria delle Servine " per un antico monastero basiliano esistente nelle vicinanze; poi gli fu
mutato il nome e fu denominato " Torre degli Arsi ",
perché il 5 maggio 1595, a causa di un incendio
divampato in
una fabbrica di polvere da sparo
sottostante questo baluardo, perirono, arse vive,
tredici persone.
Annessa a questo baluardo vi era la "Torre del
Fosso", usata come lazzaretto e cioè come luogo di
isolamento e quarantena; " Fino al Cinquecento, al
sommo dello sperone occidentale dei bastioni turriti
di Gallipoli, era la Chiesetta della Madonna del Cassopo eretta in epoca Bizantina presso il demolito
Tempio pagano del Pantheon: se ne conserva ancora la
vetusta immagine Bizantina, e quel nome di Cassopo
ricorda il nome Bizantino della rada di Corfu e i
traffici di Gallipoli con l'Oriente. Nel secolo
scorso questa torre fu adibita a giardino pubblico
esistito fino al 1866.
8) La Muraglia di scirocco. "Questa muraglia è ben
solida per la sua grossezza, e guarentisce le
abitazioni, che negli altri luoghi dominano in
altezza le mura, che le restano sottoposte,
nell'atto che qui sono occupate e nascoste dalla
detta muraglia".
9) Il Bastione di Santa Venerandia, o di Santa
Venere, di forma quadrilatera, così chiamato per il
culto, molto acceso in Gallipoli, di Santa
Venerandia, o Santa Venere, o Santa Veronica. La
Santa si venerava in una Chiesetta basiliana
intitolata alla stessa e sita fuori le mura della
città. Questo bastione che anticamente era detto di
San Basilio, oggi si chiama anche "Baluardo delle
Anime" per l'omonima Chiesa che è sita di fronte.
La sua funzione nei secoli trascorsi fu quella di
difendere la porta di mare della città. Nel 1544 fu
ampliato e rafforzato da Ferdinando Loffredo,
Marchese di Trevico e Preside della Provincia.
Oltre alle fortificazioni su elencate, la cinta
bastionata della città era composta anche da altre
torri che, per loro poca importanza, non furono
neanche menzionate nell'atto notarile di
compravendita, e che, per completezza, vanno
descritte:
1) La Torre di San Luca, così chiamata per un'antica
cappella, esistente in quel sito, dedicata al Santo.
Questa piccola torre, che .si trova vicino al
Castello, come dice il Vernole, aveva la funzione di
infastidire il nemico che attaccava il Castello.
2) La Torre di Sant'Agata o delle Saponere, così
chiamata per la prossimità di una Cappella dedicata
alla martire siciliana e per la presenza di opifici
che producevano sapone. La sua funzione era "sussidiaria e di fiancheggiamento al vicino Baluardo
di San Francesco".
3) La Torre di San Giuseppe o della Bombarda,
situata quasi di fronte alla Chiesa di San Giuseppe
e poco distante dalla porta di terra della città;
Questa torre a base triangolare aveva la funzione di
difendere l'accesso alla città. Oggi non è più
visibile perchè ospita gli uffici della Dogana.
Di tutte queste opere militari oggi non è rimasto
quasi nulla; la mano devastatrice dell'uomo ha
distrutto e cancellato ciò che era gloria e vanto
della città di Gallipoli, che per queste sue
fortificazioni era difficilmente espugnabile. Dove
erano posti i forti, i baluardi e le torri esistono
oggi piazze o palazzi e per fortuna sono rimaste
ancora le alte mura della città con le basi delle
fortificazioni, che bene si possono ammirare solo
'circumnavigando l'isola ove è posta la città.
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